La neve è un fenomeno naturale e quasi magico che ha da sempre condizionato e al contempo ispirato il genere umano. La mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani e realizzata in collaborazione con la rete MIPAM, è un viaggio multidisciplinare che tocca scienza, arte e antropologia esponendo oltre 150 opere tra dipinti, installazioni e oggetti etnografici.
Il percorso si apre con una collezione di boules à neige e col lo studio scientifico della neve. Alle ricerche pionieristiche di Bentley e Nakaya sulla geometria dei cristalli nevosi vengono accostati i fiocchi di neve generati al computer da Barbara T. Smith nel 1975.
La sezione etnografica offre uno sguardo sulla neve nelle culture artiche (Sami, Ciukci, Inuit), antartiche (Selk’nam e Yaghan) e del terzo polo (Tibet). Nevi perenni e ghiacciai hanno ispirato miti e pratiche rituali legate allo sciamanesimo e hanno modellato la vita di queste popolazioni, influenzando oggetti e strategie di adattamento – dalle abitazioni ai trasporti e all’abbigliamento.
La mostra esplora come la neve e il ghiaccio si siano evoluti da elementi scenografici nell’arte europea, come raffigurati da artisti quali Leytens e Brueghel il Vecchio, fino a diventare soggetti centrali con significati metaforici associati alle visioni divisioniste e simboliste, come si vede nelle opere di Longoni e Maggi, fino nell’approccio naïf di Ligabue.
Nell’arte giapponese il ruolo della neve è profondamente simbolico e rimanda ai concetti di purezza, silenzio e bellezza effimera. Troviamo quest’ultima non solo nelle stampe ukiyo-e di Hiroshige e Kunisada, ma anche nell’installazione inedita di Chiharu Shiota che ha anticipato la mostra, The Moment the Snow Melts, realizzata nell’agorà del museo e visibile dal 19 novembre 2025.
Nel Novecento ghiaccio e neve diventano materia stessa dell’opera d’arte, come nella storica performance di Judy Chicago Dry Ice Environment #1. La neve viene inoltre interpretata attraverso nuovi linguaggi e media, facendosi veicolo di riflessioni su isolamento, fragilità e questioni coloniali come nel lavoro di Pia Arke o in quello di Xu Zhen.
Nell’arte contemporanea, attraverso le opere di Shimabuku, Walter Niedermayr, Philipp Messner, Irene Kopelman, vengono affrontati i temi del cambiamento climatico e dell’overtourism. Lo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai cambia paesaggi ritenuti immutabili e pone interrogativi sul futuro degli ecosistemi e delle comunità montane e sull’impatto delle attività umane.
Nella sezione speciale allestita nelle vetrine ricurve dell’agorà trova spazio l’installazione inedita When Fox is a Thousand di Summer Mei-Ling Lee, composta da 85 veli di cotone trasparente che evocano un paesaggio innevato animato da apparizioni mitologiche in inchiostro sumi-e.
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