I venerdì della Filosofia ripartono con una evento eccezionale:
IL POTERE VELATO
Tirannide, eguaglianza, libertà da Tacito a Spinoza
con l’autore
MICHELE CILIBERTO
in dialogo con FILIPPO MIGNINI
introduce DONATELLA FERRETTI
IL LIBRO
Se risaliamo il tempo lungo della storia, scopriamo che la democrazia si è più volte tramutata in tirannide. Ciò significa che il governo dei molti è destinato per sua natura a cedere il passo al governo dell’uno? E che tipo di potere è la tirannide? Questi gli interrogativi che hanno alimentato la riflessione politica da Tacito a Machiavelli, da Bodin a Spinoza e che sono tornati oggi di grande attualità.
Negli Annali Tacito racconta che l’imperatore Tiberio fu costretto dalle circostanze, contro il suo volere, a diventare un tiranno per porre fine definitivamente a discordie e guerre civili. Secoli dopo, all’inizio dell’età moderna, sembrò ripetersi una storia simile quando in tutta Europa le repubbliche cedettero il passo al principato. Così, la ricostruzione di Tacito, da poco riscoperto, divenne il modello sul quale i filosofi moderni imbastirono la loro riflessione intorno al tema della tirannide. Savonarola e Machiavelli, Guicciardini e Bodin, Shakespeare e Spinoza ne mostrarono però i limiti. I due poli di questo confronto ideale furono Tacito e Spinoza poiché proposero due concezioni opposte del potere e, di conseguenza, due posizioni antitetiche nei confronti del governo di uno solo: se per Tacito era una necessità ineluttabile, per Spinoza era un male da evitare a tutti i costi. È significativo, però, che unanime fu l’interpretazione della tirannide: un potere opaco, ‘velato’, dai contorni e dalle finalità occulte. Un potere che oggi sembra tornare a stendere la propria ombra sulla nostra società.
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Michele Ciliberto ha studiato all’Università di Firenze con Cesare Luporini, Paolo Rossi e Eugenio Garin con cui si è laureato discutendo una tesi sulla fortuna di Machiavelli nel Novecento. Subito dopo la laurea ha lavorato come borsista e come contrattista presso il Lessico Intellettuale Europeo, diretto da Tulllio Gregory, per il quale ha preparato e pubblicato nel 1979 il Lessico di Giordano Bruno. È stato poi assistente di Storia della Filosofia nella Università di Firenze e poi Professore di Storia della Filosofia Moderna e Contemporanea all’Università di Trieste, a quella di Pisa, alla Scuola Normale Superiore dove attualmente insegna. È Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento e dirige la rivista Rinascimento, oltre a far parte del Comitato scientifico della Rivista di Storia di Filosofia, degli Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere, di Dianoia, di Studi Storici, di Philosophia. Ha collaborato con diverse istituzioni e università europee e non europee. I suoi interessi di studio e le sue pubblicazioni si sono concentrati in tre ambiti: la storia della filosofia del Rinascimento, con particolare riguardo al pensiero di Giordano Bruno, le interpretazioni del Rinascimento in età moderna e contemporanea, la filosofia contemporanea, con particolare riferimento a quella italiana e a problemi di filosofia politica. Ha diretto le opere Giordano Bruno. Parole, concetti, immagini (Pisa, 2014); il volume Filosofia nell’ambito de Il contributo italiano alla storia del pensiero (Roma, 2012) e l’enciclopedia Croce e Gentile. La cultura italiana e l’Europa (Roma, 2016). Suoi scritti sono pubblicati e tradotti in tedesco, francese, spagnolo, polacco, russo, giapponese, cinese, inglese.
Filippo Mignini, professore emerito di Storia della Filosofia nell’Università di Macerata, è studioso del pensiero medievale e del pensiero moderno con particolare riferimento a Spinoza, al quale ha dedicato edizioni critiche, traduzioni e saggi per oltre un centinaio di titoli. Direttore del Dipartimento di Filosofia e scienze umane (1989-94), poi del Dipartimento di Studi Umanistici (2012-15), è stato membro del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico.
Assessore alla cultura della provincia di Macerata (1995-1999), ha valorizzato e poi studiato personalità di rilievo del territorio. Ha lavorato sul giurista Alberico Gentili, esaminandone i rapporti personali con Giordano Bruno a Londra; e su Romolo Murri, di cui ha compiuto, su mandato della Soprintendenza archivistica delle Marche, la catalogazione informatizzata dell’Archivio, conservato a Gualdo di Macerata.
Da oltre vent’anni studia e promuove la figura e l’opera di Matteo Ricci, di cui dirige la pubblicazione delle Opere presso Quodlibet. Direttore dell’Istituto Ricci (2001-2011), ha curato diverse grandi mostre sul gesuita maceratese, con relativi cataloghi, tra cui Macerata 2003, Roma e Berlino 2005, Pechino, Shanghai, Nanchino e Macao 2010.
L’esposizione di Macao è stata visitata ufficialmente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel 2011 ha curato un’esposizione ricciana al Parlamento europeo di Strasburgo.
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