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Strutture di contenimento | Mar Hernandez + Lisa Sebestikova

Fri Jul 17, 2020
Strutture di contenimento | Mar Hernandez + Lisa Sebestikova

Time Fri Jul 17 2020 at 11:00 am to 07:00 pm

White Noise Gallery, via della Seggiola 9, 00186 Rome, Italy, Rome, Italy

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Strutture di contenimento  Mar Hernandez  Lisa Sebestikova Strutture di contenimento | Mar Hernandez + Lisa Sebestikova
STRUTTURE DI CONTENIMENTO
Lisa Sebestikova, Mar Hernandez
A cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti
Dal 18 giugno 2020


La struttura di contenimento è un sistema per arginare una costruzione o un fenomeno, per rendere controllabile qualcosa che altrimenti sarebbe instabile e sfuggente.
Questi esoscheletri delimitano uno spazio ed un tempo, cingono quello che è al loro interno come delle corazze in grado di proteggere il dentro dal fuori e viceversa.
La ricerca di Mar Hernandez e quella di Lisa Sebestikova sono incentrate sullo studio dello spazio come calco della memoria. Il loro lavoro si sviluppa intorno ai concetti di negativo e positivo, di contenitori che diventano contenuto: Mar Hernandez aggiunge tracce in stanze apparentemente vuote e Lisa Sebestikova crea vuoti artificiali dentro ambienti saturi.

Mar Hernandez (Madrid, ES, 1984) presenta una serie di lavori inediti. Attraverso un delicato tratto di matita l’artista aggiunge elementi di arredo a fotografie di costruzioni abbandonate. Spesso non esiste alcuna correlazione reale fra questi luoghi e quello che la Hernandez vi ci proietta; le storie che queste opere raccontano sono sempre plausibili e mai reali. Mai come in questo momento l’idea di ambiente domestico come struttura di contenimento è universale e condivisa ed è proprio ora che la ricerca di Mar, dove lo spazio è custode e testimone unico della nostra quotidianità, esplode in tutta la sua forza. Ecco quindi che una vecchia radio, una cornice sbeccata o un calendario su una parete diventano i simboli di un tempo personale sospeso dalle circostanze.

Lisa Sebestikova (Enschede, NL, 1988) alla sua prima mostra in Italia, ha concepito i lavori esposti dopo la sua prima visita a Roma. Il risultato è nato dal confronto fra la storia umana ed architettonica della città e la sua pratica artistica basata sull’analisi del paesaggio e dei suoi elementi iconici, poi sulla loro cancellazione. Da questa necessità e dalla fascinazione per la pietra, materia prima su cui è fondata la città di Roma, nascono le opere sculturee presentate nella mostra. Strutture di alluminio sospese contengono dei frammenti di pietra saponaria. Queste forme fluttuanti sono una reminiscenza delle armature che cingono le parti più fragili dei monumenti e raccontano la storia di ciò che hanno contenuto attraverso la silhouette impressa nei frammenti di roccia. La Sebestikova stravolge queste strutture privandole del loro scopo di trazione e contenimento, trasformandone la natura: l’armatura diventa un corpo molle e ciò che è nato per sostenere diventa a sua volta mobile e fragile. Tutte le sculture sono pensate per essere dinamiche come dei Mobiles di Calder e per non avere una forma definitiva; lasciano aperta la possibilità di essere modificati e ri-assemblati come diari aperti di infinite storie.


In ottemperanza alle disposizioni del Governo e della Regione Lazio, a partire dal 18 giugno 2020 le visite avverranno nel rispetto delle norme di sicurezza e distanziamento previste.
La galleria seguirà i consueti orari di apertura.
Maggiori informazioni sulle modalità di accesso sono disponibili sul nostro sito nella sezione contatti, oppure scrivendoci all’indirizzo aW5mbyB8IHdoaXRlbm9pc2VnYWxsZXJ5ICEgaXQ=


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A confinement structure is a system built to stem a construction or a phenomena and to make the unstable and ambiguous controllable.
Exoskeletons defining a space and a time, enclosing what is inside them as shells protecting the inside from the outside and vice versa. As narrated in the Nonexistent Knigh, those armours often come to life keeping their shape and memories regardless their current content.

Mar Hernandez and Lisa Sebestikova focus their artistic researches on the space intended as a mold of memory. Their work develops around the concept of negative and positive, of containers becoming contents. Both the artists narrate what happened inside the spaces through the emptiness left behind but they do it following two opposite trajectories: Mar Hernandez by adding layers of memory into empty places and Lisa Sebestikova by creating artificial emptiness in saturated environments.

Mar Hernandez presents a series of new works that are a natural evolution of her historical research over memory layering. Using a delicate pencil draw, the artist adds imaginary furnish, inspired by her life, over pictures of abandoned buildings. There are often no real connections between those places and the elements added by Mar; the stories narrated by those artworks are always plausible but never real. The idea of the domestic environment conceived as a confinement structure has never been more universally shared. In this context the idea behind Mar’s research, where the space becomes the sole keeper of our everyday life, explodes with unbelievable strength. An old radio, a ruined frame or a shabby calendar on a wall becomes the symbols of a personal time, suspended over circumstances.

Lisa Sebestikova conceived the series of works for her first show in Italy after visiting Rome for the first time. The result comes from the collision between the human and architectural history of the city and her research based on the analysis of the space and the cancellation. The sculptures featured in the show are the result of this urgency united to the fascination of the artist towards the stone, primordial element of the city of Rome. Hanging structures of brushed aluminium softly occupy the space containing fragments of amber coloured soap-stone, both hard to touch and soft to sculpt. Those fluctuating shapes, reminiscent of the retaining armours enclosing the most fragile of the monuments, keep the visible trace of what they used to contain in the negative shape impressed over the stone fragments. Lisa Sebestikova revolutionizes those structures by depriving them of their function and changing their nature: the armour becomes the body and what was created to keep static suddenly become dynamic. Every sculpture is conceived to be in motion like Calder’s Mobiles and has an undetermined shape; they are all opened to be changed and re-assembled like open diaries telling infinite stories.




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