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Artisti per le Librerie, con Marantogide

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Artisti per le Librerie, con Marantogide


ARTISTI PER LE LIBRERIE, CON “MARANTOGIDE”

Gli Artisti
Salvatore ALESSI, Elio ALFANO, Alessandro ARIAUDO, Michele ATTIANESE,
Paolo BIELLI, Alessandro BULGARINI, Massimo CAMPI, Cristina CIANCI,
Ugo CORDASCO, Giovanni CUOFANO, Luigia D’ALFONSO, Diana D’AMBROSIO,
Prisco DE VIVO, Andrea DEL SOLE, Pippo DELLA CORTE, Fausto DELLE CHIAIE,
Stefano DISEGNI, Gianni DORIGO, Pablo ECHAURREN, Stefania FABRIZI,
Giovanni FRANGI, GIRALDI Francesco, Sergio GIUSEPPETTI,
Alessandro GUZZI, ITTO, Giancarlo LIMONI, Lello LOPEZ, Massimo LUCCIOLI,
Antonio MAGNANO, Milo MANARA, Hayssam MASRI, Mauro MAZZIERO,
Giuseppe MODICA, Daniela MONTANARI, Franco MULAS, OPUNTIA MARTIRIO,
Luigi PAGANO, Peppe PAPPA, Ada PERLA, Eliana PETRIZZI, Maurizio PIERFRANCESCHI, Alberto PIFERI, M. Sara PISTILLI, Felix POLICASTRO, Piero POMPILI, Roberta Dori PUDDU, Emilio PRINI, Salvatore PUPILLO, Alfredo RAIOLA, Renata ROMAGNOLI, Alessandra ROTA, Maya Brittain SAKUMA, Lena SALVATORI, Ruggero SAVINIO, Pietro SIMONELLI,
Ernesto TERLIZZI, Lu TIBERI, Franco Ciro TIRELLI, Filomena TIZIANO, Ilia TUFANO,
Serge UBERTI', Sergio VACCHI, Bruno VARACALLI, Veronica VECCHIONE.
in difesa delle Librerie

da un'idea ed a cura di Roberto Savi

La mostra di ARTISTI PER LE LIBRERIE, ad Angri,
è dedicata a
Gino MAROTTA ed Antonio DELFINI,
ed, in particolare, alla loro opera “MARANTOGIDE”:
testimonianza della complicità più nobile, quella tra un poeta ed un artista;
del loro genio e sregolatezza, di quegli anni pionieristici di fine anni ’50.
A loro va il nostro ricordo e gratitudine.

alla
PAGEA ARTE CONTEMPORANEA
di Elio Alfano

dal 14 al 28 Ottobre 2017
inaugurazione sabato 14
dalle ore 18,00


Sono anni che nelle nostre città assistiamo alla chiusura di troppe librerie, tanto che avvertiamo che qualcosa sia ormai mutato in peggio. Avere sempre meno librerie vuol dire meno possibilità di accedere ai libri, contenitori per eccellenza di cultura, conoscenza e sapere.
Il libro stampato è l’unico strumento capace di sopravvivere al tempo – proprio perché oggetto –
conservando e tramandando la conoscenza che contiene alle generazioni future; il libro è fonte e documento di riferimento di quella stessa conoscenza che racchiude. Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili Johannes Gutenberg aprì le porte della Modernità, aumentando la riproduzione dei libri favorì e sviluppò di fatto la divulgazione della conoscenza e del sapere.
Non lasciamo che oggi la chiusura delle librerie operi quella distruzione dei libri e quel regresso che Ray Bradbury teorizzò e raccontò nel romanzo Fahrenheit 451.
E se un potere occulto oggi lavorasse per costruire una società distopica operando un complotto per
giungere a quel rogo di libri raccontato nel romanzo non tanto con l’istituzione di un articolo di un codice penale che considera reato leggere e/o possedere libri ma favorendo, o non impedendo, la chiusura del luogo dove si possono acquistare i libri, le librerie?
Un libro stampato, di carta, sopravvive per centinaia di anni, diventa documento e fonte, grazie alle sue peculiarità anche di oggetto. Un libro di carta lo puoi leggere sempre.
Internet? E se domani qualcuno eliminasse o rendesse non disponibili certi contenuti? O se staccasse la spina? I nostri computer risulterebbero soltanto dei terminali dove “ricevere” quello che ci viene inviato – e da chi? –, senza possibilità di scelta, o addirittura, potrebbero venir spenti…
Per questo gli artisti si sono impegnati, con il proprio pensiero e presenza in difesa delle librerie.
Le librerie sono degli accessi alla cultura, delle “porte” fondamentali, la possibilità per molte persone di acquisire conoscenza e di intraprendere così una crescita. Continuare a tacere mentre viviamo la continua chiusura di questi luoghi vorrebbe dire accettare la privazione di accesso alla cultura, libertà d’espressione ed opinione che stiamo subendo.
Se un giorno tutte le librerie venissero definitivamente chiuse, come potremmo venire in possesso dei libri? E se di conseguenza la produzione editoriale si fermasse e non venissero più stampati libri, come potremmo conservare e tramandare la nostra cultura, la nostra conoscenza ed il nostro sapere? Ed inoltre, come potremmo documentare, raccontare e divulgare i nuovi progressi e sviluppi?
Delle città senza più librerie equivarrebbero al trionfo dell’ignoranza e della conservazione del potere.
Le vecchie idee sopravvivrebbero oltre ai limiti imposti dalle epoche, impedirebbero il progresso e la naturale rotazione con le generazioni più giovani, fino ad arrivare ad avere vecchi che non saranno più in grado di distinguere il passato dal presente, vecchi che impediranno il nascere di nuove idee e che finiranno con il bloccare inesorabilmente ogni sorta di progresso.
Gli uomini chiudendo le librerie causeranno la fine della divulgazione del sapere e della conoscenza, l’allungarsi della idee passate ed il ritardo della circolazione delle nuove porterà alla fine del progresso ed il mondo regredirà giorno dopo giorno. Persino un folle capirebbe che tutto questo segnerebbe la fine.

ARTISTI PER LE LIBRERIE
La libreria rappresenta un luogo di accesso alla cultura, una “porta” fondamentale nella società italiana, occidentale ed europea.
Entrando in una libreria abbiamo tutti avuto la possibilità di accedere al sapere, alla conoscenza, alla produzione intellettuale nei vari campi delle arti e delle scienze. Ben più che in una biblioteca, dove l’accesso è relativo al fondo dei testi di cui quell’istituto raccoglie e dispone, per cui è stato preposto di conservare il sapere; in una libreria l’accesso alla conoscenza è sempre stato più aperto, più ampio, soprattutto per la funzione del libraio, capace di selezionare i testi, proporli, ricercarli e farli così arrivare all’utente finale, il lettore, farli giungere a noi.
La libreria ha anche rappresentato un luogo di incontro e di dialogo, non solo lo spazio dove poter accedere ai libri, veri contenitori di sapere e conoscenza, ma prestandosi anche come teatro di conversazione, scambio di idee, manifestazione di pensiero, attraverso attività tangenti e correlate all’editoria, come presentazioni, dibattiti, rassegne, performance, recitazioni, esposizioni e mostre.
Oggi, questi luoghi, queste importanti “porte” della cultura – fondamentali e necessarie per garantire la possibilità di accesso al sapere ed alla conoscenza, alla poesia ed alla letteratura, alle arti ed alle scienze – sono minacciate sempre più da un potere politico volto a ridurre lo sviluppo del pensiero critico, perché un popolo più ignorante è sempre più facilmente controllabile.
Già Platone nella sua Repubblica considerava l’arte e gli artisti un pericolo, una minaccia per l’ordine, da sottoporre alla censura. Platone aveva il “sacro timore” per l’arte, tanto valutava la forza dell’immaginazione umana, da pensare che un uomo potesse venir mutato dalle cose che immaginava. L’arte è una faccenda scomoda. Platone aveva capito ciò che pochi sembrano capire oggi, che l’artista veramente pericoloso è il grande artista: “un essere raro e santo e dilettevole”. Platone vide le arti plastiche greche e la poesia greca raggiungere la perfezione, e la loro massima eleganza, nello stesso momento in cui vedeva disintegrarsi lo Stato greco; egli intuì, e forse lo sentiva nella propria persona, che tra questi due processi doveva esserci una relazione profonda.
Se i Greci non fossero stati così sensibili ad una frase squisita, ad un bel gesto, avrebbero potuto forse giudicare il discorso di un oratore per la sua misura di verità e non per lo splendore dell’eloquio: ma la loro sanità di giudizio era minata dalla loro immaginazione. La sua medicina – la censura di Stato – è una medicina disperata, ed ovviamente inadeguata.
Storicamente potrebbe essere stato un caso, e sarebbe assurdo negarlo; ma è strano che una simile coincidenza si sia ripetuta. Anche nel Rinascimento italiano, la più splendida esplosione di energie artistiche fu accompagnata dalla disintegrazione politica.
Oggi quel “sacro timore” è diventato superfluo. Una delle conseguenze della diffusione è la perdita di densità. Siamo molto inclini all’arte, ma l’arte non ci tocca molto profondamente, ed è per questo che ne possiamo assorbire tanta, e di tanti, tanti generi diversi. Quando mostre esaurienti, di artisti mutuamente incompatibili, vengono accolte con uguale interesse e con identico favore, è chiaro che il pubblico che vi accorre ha ormai sviluppato una forte immunità alle esposizioni.
L’arte è così bene accetta perché ha perso il pungiglione: oggi molti artisti sono consapevoli di rivolgersi ad un pubblico il cui appetito sempre più insaziabile di arte è compensato da una progressiva atrofia degli organi ricettivi.
Se l’arte contemporanea talvolta strilla, non è colpa soltanto dell’artista. Tutti tendiamo ad alzare la voce, quando ci rivolgiamo a persone che stanno diventando sorde. La famosa tecnica brechtiana della “estraniazione” cercava di spezzare l’inerzia dell’ “empatia”; allo stesso modo vari artisti contemporanei hanno cercato di scandalizzare il loro pubblico per richiamarlo all’attenzione.
L’artista, enfant prodige baciato dalla sorte, estraneo ma innalzato al sommo della piramide sociale. Dalla vita bizzarra, trasgressiva di un bizzoso: che sceglie a volte la miseria, e a volte è adulato dai potenti; che dipinge assorto nelle città assediate e s’immerge in zuffe coi rivali, in beffe al pubblico; è geloso delle sue opere e per nulla le distrugge; lavora con foga incredibile, come Tintoretto, o si adagia nella contemplazione, come Leonardo. Nella varietà ed imprevedibilità delle sue reazioni, racchiude il mistero di quella particolarissima forma di magia che è la creazione d’immagini.
All’artista, il pericoloso individuo tanto temuto nei secoli dal Potere, non ho chiesto di prendere posizione in difesa delle librerie con la creazione di una sua opera frutto della propria immaginazione, ma con la nudità del proprio essere e pensiero, con l’essenziale.
In difesa delle librerie, luoghi di cultura ed incontro, ogni artista è presente con una propria fotografia, con il proprio volto, sintesi di se stesso – un autoritratto, un autoscatto; o con quello che oggi viene chiamato “selfie”, tanto immediato quanto efficace – e con un proprio pensiero sull’importanza delle librerie.

MARANTOGIDE: UNA DEDICA A GINO MAROTTA E AD ANTONIO DELFINI
Marantogide è un’opera eccezionale per la sua rarità al limite dell’introvabile e per il genio e sregolatezza che l’ha originata. Il poeta Antonio Delfini, autore di qualità ma poco apprezzato dal pubblico, dalle poche vendite delle copie dei suoi libri, voleva realizzare un libro che invece portasse lui forti guadagni. Un costoso libro d’artista per pochi, pochi che avrebbero però pagato tanto per ogni copia. Il poeta scelse come complice l’artista Gino Marotta, che dipinse una grande tela astratta di cinque metri, dal risultato sgargiante, da cui Antonio Delfini, ritagliò un totale di 165 frammenti, tre parti di tela, immagini pittoriche, da destinare per ciascuna delle 55 copie dell’edizione del libro. Gino Marotta raccontò in un’intervista quell’esperienza artistica:
<<Comprai una tela immensa larga cinque metri - racconta Gino Marotta -. Lavorai per un mese. Antonio era sempre lì con me, spettatore entusiasta dell' happening quotidiano. Al ristorante assumeva l' aria di un congiurato. Non ci sedevamo più con gli amici pittori e scrittori perché noi due dovevamo parlare d' affari. Così l' attesa e la curiosità per l' oggetto nascosto che costruivamo insieme cresceva. Poi la pittura fu ultimata e Antonio cominciò a tagliare i pezzi di tela dipinta che avrebbero composto il libro. Questa volta vedere lui all' opera era un happening per me: sezionava parti del dipinto astratto individuando quella o quell' altra parte anatomica della crudele signora di Parma. Dalle prime tavole era così emozionato che ormai considerava me e lui di una razza superiore. Questa sera, mi disse, togliamo il saluto agli amici>>.
<<Avevamo appena iniziato a rilegarle quando Antonio prese tre copie, scappò via. Non mi ha mai detto dove andò quel giorno. So solo che tornò dopo tre giorni armato di rivoltella: voleva uccidermi. Da un amico comune - continua Gino Marotta - mi mandò a dire di bruciare le copie del libro che avevo, cosa che io non feci. Ci rivedemmo solo dopo molte settimane, per caso, a una mostra. Mi rivolsi a lui come se niente fosse accaduto, allora lui iniziò a sorridermi con la complicità e il candore di un bambino. Qualche giorno dopo, Delfini mi disse: noi due dobbiamo fare una cosa. Capii subito quello che intendeva dire: in silenzio ci avviammo a casa mia e lì bruciammo, una ad una, le copie di Marantogide>>.
La leggenda vuole che dopo due giorni che il poeta Antonio Delfini fu entusiasta alla vista delle prime copie uscite dalla tipografia, si recò dall’artista Gino Marotta armato di una pistola, minacciandolo di ucciderlo se non lo avesse aiutato a distruggere tutte le 55 copie di quello che ora riteneva non essere più un capolavoro letterario. L’artista dopo una prima resistenza, avrebbe poi assecondato il poeta, lasciandogli dare alle fiamme tutte le copie; dal rogo si sarebbero salvate, secondo l’artista, soltanto 4 copie.
La giornalista Eleonora Lucchetti ricorda sul quotidiano La Repubblica del 23 marzo 1993 con un articolo dal titolo “Ritrovato un rarissimo Delfini”, la storia della complicità del poeta Antonio Delfini e dell’artista Gino Marotta, germogliata nella loro opera nata a quattro mani, Marantogide.
L’Onorevole Luciano Guerzoni, deputato della Camera, l’ 8 Aprile 1993 fece una interrogazione parlamentare cui rispose l’allora Ministro per i beni culturali e ambientali Alberto Ronchey il 29 Maggio 1993: il Deputato interrogava il rappresentante del Dicastero sull’opportunità di acquistare da parte dello Stato una copia del libro “Marantogide”, nato dalla complicità del poeta modenese, Antonio Delfini, e dell’artista Gino Marotta, edizione che si riteneva del tutto dispersa per la decisione dello scrittore di distruggere le copie (Senato della Repubblica, XI Legislatura, n.34; Risposte scritte ad interrogazioni, pervenute dal 27 Maggio al 1° Giugno 1993).
Giampiero Mughini, nel suo libro “Una casa romana racconta – Libri donne amici perduti, le tracce di una vita” (pagg. 234-235, Prima Edizione Bompiani Novembre 2013; ISBN 978-88-452-7559-3) racconta di come venne in possesso di una delle 3 o 4 copie sopravvissute delle 55 copie di tiratura dichiarata, di “Marantogide”, e della sua storia.
Il MARANTOGIDE in esposizione è quella originale che venne esposta alla presentazione del libro alla galleria libreria Al Ferro di Cavallo di Roma, ed è l’unica parte a se stante dell’edizione, che non fa parte di uno dei libri; consta di un verso, con una delle 165 parti di tela dipinta e firmata dall’artista Gino MAROTTA, e di un retro, il Colophon con la descrizione dell’edizione firmata dal poeta Antonio DELFINI.
È stata conservata nel suo allestimento originale, così come venne ideato dai suoi autori, ed esposto da Agnese DE DONATO nella sua galleria libreria; doveva svolgere la funzione di “opera di richiamo” in vetrina per promuovere la presentazione del libro d’artista.
Ha una particolarità. Non viene esposta al pubblico da quel 1960. Riemerge dopo 57 anni.

RINGRAZIAMENTI
La mia sincera gratitudine va agli artisti che hanno aderito e partecipato a questa iniziativa, che hanno voluto unire la loro presenza, il loro pensiero, per dare voce e dire che le librerie sono importanti per la cultura e che dobbiamo difenderle, innanzitutto frequentandole, andandoci – essere nelle librerie! – perché le librerie sono fatte dalle persone prima che dai libri!
Ai componenti della Pangea Arte Contemporanea, Elio Alfano & Co., che hanno ospitato e lavorato al fine che questo progetto venisse realizzato ad Angri.

Roberto Savi


2
Pagea Arte Contemporanea
Via Concilio n.99 – 84012 / Angri (SA)
Orario: Lun/Sab 17:00 – 20:00
Elio Alfano 338 664 3932
roberto ! savi ! 75 | gmail ! com
pageartecontemporanea | gmail ! com



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Map Pagea Arte Contemporanea, via concilio, 99, Provincia di Salerno, Italy
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Roberto Savi
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