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Premio Letterario Ad Adriaticum

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Premio Letterario Ad Adriaticum


L'iniziativa "Premio Letterario Ad Adriaticum" si prescrive l'obiettivo di portare il lume lasciandoci nelle mani da parte del nostro professore, amico, scrittore e grande umanista Predrag Matvejević ( https://it.wikipedia.org/wiki/Predrag_Matvejević), che ci e' lasciato dopo una lunga malattia nel giorno del 02 II 2017, e illuminare la strada indicatoci da Lui sopratutto per quanto riguarda il Mar Mediterraneo e il Mar Adriatico. Sull'Adriatico, qui in seguito, lasciamo una nota di Predrag Matvejević e sarete ben presto informati su tutti i dettagli e il regolamento del suddetto Premio. Per tutte le informazioni e proposte siete liberi a scrivere sull'indirizzo e-mail: bogdanatrivak | gmail ! com:

SULL' ADRIATICO, Predrag Matvejević

Il mare che si chiamava Golfo di Venezia era una volta il più celebre dei mari del Mediterraneo. Prima e dopo ebbe il nome di Adriatico, non sempre. E con ciò potrebbe cominciare e concludersi la sua storia, e anche questo racconto.
Non è solo con gli occhi nostri che guardiamo e scopriamo il mare. Lo vediamo anche come lo hanno guardato gli altri, com’è nelle immagini e nei racconti che ci hanno lasciato. Veniamo a conoscerlo e lo riconosciamo al tempo stesso. Conosciamo anche i mari che non vedremo mai, nei quali mai ci immergeremo. Le descrizioni che seguono non sono solo mie.
Non so in che modo guardavano al mare Adriatico quelli che giunsero per primi alle sue sponde: che ne sapevano degli altri mari? A questo racconto è estranea ogni pretesa storica. Sei secoli prima della nascita di Cristo, Ecateo di Mileto soggiornò sul versante orientale e su quello occidentale. Il «padre della geografia» (cosi’ lo chiamano sempre) fece menzione della città di Adria, dalla quale il mare Adriatico avrebbe preso il suo primo nome. 1 Greci e i Romani lo chiamavano talvolta mare, talaltra golfo: Adriatike tbalassa o Adriatikos kolpos o jonios kolpos, Hadriaticum Mare o Sinus Hadriaticus. Questo dualismo ne accompagnerà il destino.
Hadria (Atria, Adria) è annotata nelle prime carte geografiche, sulla sesta tabula di Tolomeo. Si trovava a sud dell’odierna Venezia, a nord di Ravenna. Né Eratostene né Strabone, che la menzionano, hanno chiarito le ragioni per cui fosse così importante da estendere il suo nome all’intero mare. Il mare celò questo mistero. L’antica Adria non esiste più da tempo, come non c’è più la vecchia Aquileia, detta una volta «seconda Roma". Né l’una né l’altra hanno sufficientemente attirato. i paleologi. Aquileia è stata estromessa dalla storia. Gli elementi hanno separato Adria dal mare. I fiumi spostano le sponde: foce del Brenta e dell’Adige, del Po di Levante e di Maistra, della Pila e di Tolle, di Goro e di Gnocca... Il fango invade le città di mare. Non hanno dappertutto un destino favorevole. Sulla sponda orientale dell’Adriatico sono precipitate in mare la illirica Cissa (Kissa) sull’isola di Pago, parti della vecchia Issa su quella di Lissa, le mura di Risan, la greca Rhison, nelle bocche di Cattaro. Epidauro fu distrutta dai barbari. Le tracce di Salona sono state sepolte dall’incuria. Su queste rive si incrociavano le vie del sale e del grano, quel¬le dell’olio e del vino; le spezie e la seta venivano da Levante e dal Sud, l’ambra e lo stagno da Ponente e dal Nord. Un mare come questo suscitò l’invidia del mondo.
Erodoto conobbe Adrìas e ne attribuì la scoperta ai Focei. L’Adriatico antico fu più grande del presente. Secondo il Nuovo Testamento questo mare si stendeva fino a Creta verso oriente, fino alla Sicilia verso occidente, bagnava le coste della Tunisia, giungeva fino a Malta dove, a leggere gli Atti degli Apostoli (XXVII), San Paolo trovò rifugio dopo il naufragio nel suo itinerario apostolico dalla Terra Santa alla Città Eterna. Il mare jonio era allora una parte dell’Adriatico, un suo golfo. Non sappiamo se l’imperatore Adriano abbia ricevuto il nome da Adria o dal mare Adriatico. Ancona ne era allora il porto principale, con il suo famoso molo sotto il monte Conero che poteva stare alla pari degli antichi moli di Alessandria e del Pireo.
Il mare Adriatico veniva inoltre chiamato Superiore: Mare Superum. Il Tirreno era quello inferiore: Mare Inferum. Inferiore qual¬che volta era detto anche lo Jonio. Forse è da quell’epoca che si è conservata sull’Adriatico una certa idea di predominio o grandezza che non è estranea agli abitanti delle sue sponde. L’immagine di un mare superiore e grandioso, confermata dalla Sacra Scrittura e dalla fama di Adriano, dovrà poi confrontarsi con quella più modesta e angusta che gli hanno assegnato la storia e la sorte.
Non sappiamo quali immagini del mare avessero coloro che per primi si affacciarono all’Adriatico. Certo ne erano ammirati gli anti¬chi Greci e i Romani, i loro predecessori e successori. Sulle sue sponde ci ha lasciato preziosi dati il navigante e geografo Pseudo¬ Schillace, i cui intendimenti e la cui personalità sono rimasti per noi misteriosi: perché avrà voluto che le sue navigazioni in Adriatico si identificassero con i celebri peripli di Schillace di Carianda (Scylax Caryadensis)? Pomponio Mela, corografo dal nome sonante, rimase affascinato dall’immagine del nostro mare (De Cborograpbia, Il, 55) ma, come molti altri, non trovò l’ispirazione per descriverne lo splendore. Plinio il Vecchio annotò, oltre al resto, le antiche deno¬minazioni di molte città: da Trieste (Tergeste) fino a Otranto sul versante occidentale, da Zara (Iader) fino a Dulcigno (Olcinium) su quello orientale. Lo attirò la «costa illirica con più di mille isole, il basso fondale e le dolci correnti che penetrano fra le strette insenature» (111, 151). Alcune di queste isole hanno ricevuto nomi benedetti: Kornati o Incoronate (che l’etimologli a popolare ha collegato con corona o con cuore), Elafiti o Isole dei Cervi, Mljet (Meleda) che contiene la radice di miele (melite nessos). La supposizione che Ulisse le abbia perlustrate prima delle Sporadi e delle Cicladi, o addirittura quella che l’autore della Tempesta e del Mercante di Ve¬nezia abbia soggiornato nell’Illiria, sono prova della facoltà di im¬maginazione di cui le divinità hanno dotato gli antichi abitatori di queste rive e i loro discendenti.
Sul versante occidentale, che è più piano, ci sono meno isole. Le Tremiti hanno più volte cambiato nome: un tempo si chiamavano isole di Diomede, ora sono San Nicola, San Domino, Capraia non¬ché, sperduta in mezzo al mare, Pianosa praticamente anonima. Dall’altra parte dell’Appennino, a nord e a sud dell’Elba, gloriosa isola d’esilio, esistono un’altra Pianosa e un’altra Capraia: i nomi delle isole talvolta si ripetono, come succede nelle famiglie. E non ci sono solo bei nomi. Li danno più spesso quelli che arrivano sulle isole dal mare che non gli stessi isolani, i quali invece denominano le località che E circondano con più o meno grande amore o fortu¬na.
Ci sono molti scogli che non sono abitati, oppure che non hanno nome. Ce ne sono più di seicento sulla sponda orientale dell’Adri¬atico. Non so chi e con quale criterio abbia catalogato e distinto le rocce che spuntano dal mare, e ancora meno chi le abbia contate tutte: dicono ce ne siano quattrocentoventisei. E’ possibile che gli spostamenti tettonici della costa nel frattempo ne abbiano creato delle altre. Su carte speciali sono indicate le secche rocciose che spuntano dal mare, ce ne sarebbero più di ottanta (non sono mai riuscito a stabilire dove ce ne sia qualcuna: su di esse però andava¬ no a fracassarsi le prue e le colombe delle antiche galee).
Delle grotte nessuno sa il numero né vuole saperlo. Per lo più sono azzurre, verdi o scure ed è per questo che si chiamano appun¬to Azzurra, Verde o Scura. E’ bene non avvicinarsi ad esse quando c’è vento e ci sono onde. La bora è più forte sulla sponda occiden¬tale, che è più esposta di quella orientale, riparata dalle catene di montagne. Le ondate raggiungono anche i cinque metri nelle vici¬nanze di Bari, presso Bar (Antibari o Antivari) sono invece di due volte inferiori. Orazio chiamava l’intero Adriatico «tempestoso» (Hadria turbida) e «adirato» (iracunda, III,9), e anche sulla sponda opposta ci sono località dove la bora è forte: nel golfo di Trieste (la tramontana non diminuisce a Grado, né a Venezia, né ancora più giù), sotto i monti del Velebit, è fortissima a Senj (bora di Segna), nel canale di Zara presso Tustica, nel canale di Brazza presso la Vrulja¬ di Omiš; lo scirocco è pericoloso vicino al Capo Planca (rt Ploče) e di fronte al promontorio di Ostro.
Dante ricorda i venti freddi e duri del nord est e h chiama nel Pur¬gatorio (XXX, 87) «venti schiavi»: venti slavi o venti di schiavitù? Il Mediterraneo lo lascia all’oblio.
Non si sa come sia stato determinato il confine fra il mare Adriatico e lo Jonío. I pescatori che incontravo raccontano che sull’orlo estre¬mo degli Appennini, non lontano da Capo Santa Maria di Leuca a occidente, nei pressi del golfo di Valona (Vlorë) a oriente, si può notare una corrente lunga e ondulata, proprio là dove s’incrociano¬ e s’intersecano i due mari contigui. Non sono riuscito a vederla, navigavo di notte. E’difficile riconoscere, quando si scende a sud, verso l’isola di Corfù, che lo Jonio è un altro mare. In modo simile, salpando dal golfo di Genova e passando dal mare Ligure a quello Tirreno, non sono mai riuscito a vedere dov’è esattamente la fine del primo e l’inizio del secondo.
Sulla costa occidentale il sole tramonta dietro alle montagne, su quella orientale affonda in mare.
Neppure i tramonti sono uguali su tutte le sponde dell’Adriatico.
La costa occidentale, pur essendo più corta, è più ricca di quella orientale dove, forse grazie alle più modeste condizioni di vita, il mare è più trasparente. L’Adriatico è «un Mediterraneo ridotto», ha annotato un famoso storiografo: porta in sé «tutte le contraddizioni mediterranee», ne concentra le componenti. Gli manca solo la sab¬bia del deserto (il deserto forse c’è in alcuni luoghi, su certe isole). Le vie per cui sono passati popoli, fedi e tesori, come è già stato detto, intersecano il nostro mare. La sponda orientale è scossa oggi di nuovo dai tormenti dell’entroterra. La sponda occidentale non ha migliori rapporti con il suo interno. Nella letteratura, tanto su uno quanto sull’altro versante, c’è sempre più nostalgia. Nella sto¬ria sempre meno speranza. La poesia, su entrambe le rive, canta i crepuscoli. L’immagine dell’Adriatico sembra spaccata.
Qui la nostra storia s’interrompe. Finisce questo breve viaggio attraverso la Storia.



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